Aggiornato: Nov 10, 2008 - 9:36:04 AM

Il rugby, l’Amatori e l’integrazione: trinomio ricco di significati


In un periodo storico in cui le divisioni culturali, religiose, ideologiche, riemergono prepotentemente a quasi vent’anni dalla scomparsa dell’ultimo baluardo separatista come il Muro, di berliniana memoria, che tanto dolore e tanta sofferenza ha arrecato alle popolazioni vittime della prepotenza sovietica, lo sport rimane l’ultima sovrastruttura non inquinata da questo tipo di separatismi.
Uno degli sport con più appeal e con più forza collettiva è il rugby: Catania e l’ Amatori hanno da sempre dimostrato di esser, all’avanguardia nella effettiva creazione e formazione di gruppi di giocatori, che sin da bambini trovano amicizia, rispetto e unità d’intenti. Con l’apertura, sempre più ad est, delle frontiere europee e la cosiddetta globalizzazione, fenomeno che non colpisce solo il settore merceologico/commerciale, ma che rappresenta in primis una rivoluzione culturale, in molti sono i ragazzi di origine non italiana, ma catanesi al 100%, che giocano e vivono all’ombra dell’Elefante.
In maglia biancorossa, sparsi tra le varie Under, sono ben in sei i ragazzi “stranieri” che hanno affidato nelle sapienti mani della palla ovale e del mondo rugbystico la loro crescita, sportiva, culturale, umana. Sei ragazzi rappresentanti due continenti che hanno nella propria natura differenze interne grandissime ma che, per questo, affascinano il mondo intero: l’Europa e l’Africa.
Ucraina, Tunisia, Serbia, Nigeria, Senegal: questi i paesi d’origine dei nostri ragazzi che meritano una vetrina un po’ speciale ed una giusta presentazione.

Yevheniy Hrytsiv, “Genia” per tutti, è il più piccolo di questa schiera di giovani rugbysti: ucraino, nato in un’impronunciabile cittadina del nord Ucraina, è anche l’ultimo, in ordine temporale, che si è avvicinato al mondo del rugby, in cui muove i primi passi da 10 giorni. Pilone, Under 15, si è avvicinato al rugby grazie al fratello, che frequenta il corso di pilota all’Aeroporto di Catania e che vedendo giornalmente questi ragazzini al “Santa Maria Goretti” ha consigliato al piccolo “Genia” uno sport che lo aiutasse a crescere in maniera sana e forte. “Per me il rugby è uno sport e un divertimento che ormai si è impadronito di me”, questo il saluto del piccolo, grande ucraino.

Hassan Azzabri, è invece un catanese di origini tunisine. Padre e madre magrebini: vivono nel quartiere di San Giuseppe La Rena. “E’ lì che ho conosciuto il rugby” dice Hassan, “tutti i miei amici il pomeriggio andavano al Santa Maria Goretti: un giorno di 3 anni fa decisi di seguirli e da allora non ho più lasciato il rugby e l’Amatori”. Adesso, infatti, il piccolo Hassan, talentuosa ala, è una delle pedine importanti dell’Under 15 biancorossa.

Viene da Belgrado, un altro giovane rugbysta etneo. Il suo nome è Valentino Ilic, 2° centro, un ragazzo che a 14 anni ha già la prestanza fisica necessaria per farsi valere nel pianeta rugby, anche se, come lui stesso ammette “ho iniziato a giocare solo 5 mesi fa, grazie ad un reclutamento nella scuola “Amari Vinci” di Scordia, dove vivo. Da quel momento il rugby è entrato prepotentemente nella mia vita e mi ha insegnato tanto e fatto capire che i sani principi morali sono più importanti di tutto il resto”.

Altro figlio del “Maghreb”, anche se in realtà nato a Catania e catanese tra i catanesi, è Ayari Adel Federico, padre e madre tunisini, ha sposato a pieno il gioco del rugby anch’egli “grazie al reclutamento che è stato fatto presso la mia scuola, la “Pietro Mascagni”, circa 4 anni fa.” Adesso a 15 anni Adel Federico, è il mediano di mischia titolare dell’Under 15 biancorossa.

Abbandonando l’Under 15 e salendo di uno step, troviamo come pilone dell’Under 17, Eustace Ohazuruike, nigeriano di Catania, che deve, anch’egli, l’avvicinarsi al rugby al fratello maggiore, “Ciccio” seconda linea del Cus Catania, che ha accompagnato al campo il fratello più piccolo. “Mi ha trasmesso l’amore per la palla ovale circa 3 anni fa, portandomi prima al Cus e poi all’Amatori, regalandomi una gioia immensa fatta di divertimento e passione”.

Ultimo tra i primi, è il più grande di questa squadra di “stranieri”, ma è anche quello con la storia più particolare, più intensa e bella. Mbaye Gueye, originario del Senegal, nato anche lui alle pendici dell’Etna, come Eustace pilone dell’Under 17, ha iniziato a giocare a rugby 4 anni fa. “Per me il rugby è tutto, il rugby è la mia vita. Per questo sport ho rinunciato a seguire i miei genitori che sono tornati in Senegal: se fossi andato con loro non avrei mai potuto continuare quello che rappresenta la mia vita e sono rimasto qui per questo, circondato dall’affetto dei miei compagni di squadra e da tutto l’ambiente Amatori che mi fa, da sempre, sentire a casa”.

Queste le storie dei nostri ragazzi: storie di amicizia, di passione infinita che alle volte comportano scelte estreme, ma che mettono in risalto l’amore per quello che sarebbe riduttivo definire “solo” uno sport: uno stile di vita, un modo di crescere, per diventare uomini. Veri.


Carlo Galati





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